Risottino alla milanese con ossobuco, accompagnato da fiaschi di vino rosso dell’Oltrepò. Si erano affidati alla tradizionale cucina lombarda del ristorante l’Orologio i quarantatré soci che, poco prima che le lancette segnassero la mezzanotte, si erano ritrovati in quel covo di artisti. È una Milano che esplode di vitalità: la popolazione sta crescendo a dismisura, aprono scuole e teatri. La città diventa riferimento per musica e cultura, industria e moda. E per il calcio, “el folber”, come lo chiamavano i nostri nonni.

Quella di lunedì 9 marzo 1908 è una notte come tante, o forse no…perché, se per ogni storia d’amore che si rispetti c’è bisogno di una data e di un luogo, stavolta erano necessari anche carta e penna: “I soci fondatori si sono riuniti col proposito di fondare il nuovo club”.

Parole e musica di Giorgio Muggiani, sotto il cui autografo c’è la firma di quarantadue dissidenti del Milan, che hanno intenzione di far nascere l’Internazionale Football Club Milano. Parlano svizzero e olandese, francese e brasiliano, hanno accenti scozzesi che si mescolano all’italiano: un melting pot perfetto per chi si dichiara “fratelli del mondo”. Alla ventesima riga, ad esempio, compare il nome di Virgilio Fossati, milanese, che disputerà quasi cento partite con la nostra maglia prima di morire sotto il fuoco austriaco a soli 29 anni. C’è Frans Knoote, fiammingo, cantante lirico che qualche anno dopo sposerà il mezzosoprano canadese Eva Gauthier. E che dire di Pietro Lana, l’unico a pentirsi del tradimento, tanto da tornare al Milan e passare alla storia come il giocatore ad aver realizzato il primo gol nella storia della Nazionale azzurra. Ok, il nome ce l’abbiamo. E i colori? Leggenda vuole che sulla sua tavolozza da pittore, Muggiani abbia a disposizione solo il nero e l’azzurro, quanto basta per mescolare le tonalità “del cielo e della notte”, sullo sfondo d’oro delle stelle, rappresentate da un giallo luminoso sbucato fuori da chissà dove per completare la sua creazione. Per la realizzazione dello stemma, invece, c’è bisogno di tutta la fantasia di quello che all’epoca veniva definito “un innovatore, un artista” e che oggi potremmo etichettare come “futurista” o, se preferite, “content creator” così pure i millennials capiscono. Del resto, ha inventato uno stile che ha fatto il giro del mondo, disegnando i più importanti cartelloni pubblicitari dell’epoca, quelli che ancora oggi sono appesi alle pareti di appartamenti chic o di locali di tendenza. Da Cinzano a Bitter Campari, dalla Pirelli alla Rinascente che, ironia della sorte, era di proprietà di Senatore Borletti, futuro Presidente interista a partire dal 1926. Si rivolge a lui anche Benito Mussolini, per commissionargli la testata del “Popolo d’Italia”, quotidiano di riferimento politico. Muggiani ha studiato all’estero, ha girato come una trottola, innamorandosi del calcio durante gli studi in Svizzera, prima di far ritorno nella sua amata Milano, dove è nato nel 1887. Quel gioiello astrattista in cui la F e la C si intrecciano con la I e la M rimarrà immutato per oltre cent’anni sulle gloriose casacche nerazzurre, scatenando applausi di ammirazione e reazioni di invidia: “L’è un distintivo che se pò minga leggi” diranno dall’altra parte del Naviglio, ricevendo in cambio un anatema che funzionerà meglio del previsto: “Finché io vivrò, non vincerete più uno scudetto”. E in effetti, i cugini torneranno a sorridere solo nel 1951, quando il nostro artista si è già congedato da questo mondo da parecchio tempo. Ci penserà un altro interista doc, Peppino Prisco, a raccoglierne l’eredità tra classe ed ironia (“E’ vero siamo nati da una costola del Milan, non abbiamo mai rinnegato le nostre umili origini”) tramandando nel corso degli anni i valori di quella squadra definita “femmina” per il suo affascinante magnetismo.

Sono passati 117 anni da quella notte in cui 43 uomini vestiti di tutto punto, dopo aver brindato a champagne, recuperavano i loro bastoni e le loro bombette per concedersi un giro in Piazza del Duomo. Come a simboleggiare i primi passi di una nuova, affascinante, storia.

E allora, buon compleanno Inter!